Io e Valeria

valeria moriconi
Era un fresco novembre, l’anno era in dirittura d’arrivo e così pure il mio contratto di lavoro. Stavo raccogliendo le mie cose dalla scrivania e pensavo al prossimo o alla prossima vittima di quest’illusione da cui mi ero lentamente e dolorosamente svegliata. Pensavo al colore della sua agenda, la mia era rossa. Chissà se anche lei o lui l’avrebbe posata accanto al PC ogni mattina come facevo io, o se piuttosto l’avrebbe tenuta nella borsa. Chissà se la usava affatto. A me ora sarebbe stata quasi inutile. Ci avrei scarabocchiato svogliatamente sparuti appuntamenti per depositare il mio curriculum nel database di una qualche nuova agenzia interinale. Forse con un po’ di fortuna, vi avrei segnato appuntamenti per il primo colloquio con ditte che, con tutta calma, mi avrebbero “fatto sapere”.  Roba già vista. La realtà era che rientravo mestamente nelle capaci braccia di mamma disoccupazione, la gran madre dai larghi fianchi che partoriva ormai solo precari a vita. Forse non avrei dovuto lamentarmi. Nemmeno con me stessa, nemmeno col pensiero, infondo avevo collezionato un intero anno di lavoro tutto di fila, cosa rara di questi tempi; purtroppo però mi ci ero abituata, e vivevo, come si dice, adagiata sugli allori beatamente e testardamente ignara della finitezza di tutte le cose, figuriamoci di un contratto di lavoro negli anni 2000. Continue reading “Io e Valeria”

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Noia

L’appuntamento era fissato per le 15 e 30 di un martedì di metà luglio. Incapace di decidere cosa fosse pnoiaeggio: dover andare dal dentista o andarci in piena estate arrivò infine nella piccola ed afosa sala d’aspetto. Prese a  giocherellare nervosamente con una rivista arrotolata non avendovi trovato nulla d’interessante da leggere.
La sua mente andava a mille miglia all’ora, ma sempre girando attorno allo stesso pensiero: le persone che a centinaia a quell’ora affollavano le spiagge intorno alla città. Le invidiava con tutte le forze rimastele dalla notte passata in bianco a causa del mal di denti. Le odiava anche, perché loro non avevano bisogno d’alcuna cura canalare e nessuna mano si sarebbe insinuata nelle loro bocche a meno che non lo avessero espressamente voluto. Continue reading “Noia”

Invertire le dosi

saggezzaQuando sei giovane, dicono, sei pura incoscienza. La vecchiaia, dicono, porta saggezza. La tua vita avvinghiata al tempo ti ammaestra senza guidarti. Divieni consapevole. Consapevole e presente a te stesso. Impari sulla tua pelle quanto costano gli errori, le leggerezze, gli scatti d’ira. Scopri il prezzo delle emozioni: della troppa e della scarsa razionalità. Ma è sempre vero? Per tutti?

Guarda te per esempio: hai quasi cinquant’anni e che te ne fai? Sei forse più saggio, consapevole di te e della tua vita di quanto non fossi venti, o trenta anni fa? Che cosa hai lasciato perdere?Cosa hai aggiunto alla lista di cose che sai? La strategia della cipolla dici? Il carpe diem? Continue reading “Invertire le dosi”

Acqua

acqua

Sono le quattordici e quarantacinque di un qualsiasi lunedì di marzo; uno dei miei tanti giorni da disoccupata. Fuori piove, poi smette, poi riattacca, poi esce il sole, poi di nuovo la pioggia; acqua che si aggiunge all’acqua delle pozzanghere del parcheggio della palestra. Mi trovo in piscina, ho indosso soltanto il costume, le ciabatte e la cuffia, zuppe dell’acqua della doccia, in mano reggo gli occhialini di gomma che presto userò per nuotare. Guardo fuori. Continue reading “Acqua”

Abisso blu

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Porto Santo Stefano è una graziosa cittadina sulle pendici dell’Argentario, un insieme di case colorate digradanti dal monte al mare in una sorta di semicerchio allungato dal porto verso ovest. Affacciata sul blu cobalto del mare e con lo sfondo della macchia mediterranea alle spalle è una delle località più belle del promontorio. Questo è collegato alla terra ferma da due istmi l’uno percorso dalla statale di porto Santo Stefano che attraversa Orbetello, l’altro dalla strada provinciale 36 o Giannella da cui io e Anto arriviamo dopo sei interminabili ore d’auto nel primo pomeriggio di un venerdì, decise a dedicare l’intero fine settimana alle immersioni. Continue reading “Abisso blu”

10 modi

10-modiQuando non ho niente, proprio niente da fare, ed il peso della mia disoccupazione diventa intollerabile esco di casa e mi piazzo davanti alla vetrina di una libreria del centro a leggere i titoli dei libri esposti, soprattutto dei saggi. E’ così che creo i miei titoli paralleli, un giochetto divertente con cui ammazzo il tempo; ecco un esempio:

“Come si fa una tesi di laurea” diventa: “Come si disfa una tesi di laurea” un saggio necessario e veritiero dove spiego che finalmente ho la prova matematica che la mia laurea in lettere non vale un cazzo sul mercato del lavoro e perciò ora mi posso permettere di aprire quella mia unica pubblicazione e squassarne le pagine, strapparle e farne striscioline, oppure raccoglierci la lettiera del gatto, cose così. Continue reading “10 modi”

Il cellulare di Diabolik

DK

Domenica

“A tutte le auto…a tutte le auto…Diabolik si sta dirigendo verso il fiume…”
“Si è buttato in acqua!”
“Ha una macchina anfibia!”
“E’ inutile sparare ancora. Ormai è fuori tiro…”

– Grande Diabolik! Sei il mio mito!
Drinn!!
– Chi diavolo sarà a quest’ora?

Lunedì

– Pronto Mario? ciao sono Ugo, ho bisogno di te ancora una volta, e subito pure.
– Ugo, ciao, che è successo stavolta?
– Il tubo di scarico della vasca, probabilmente s’è rotto. L’inquilino del piano di sotto m’ha tirato giù dal letto ieri, all’alba di domenica ci credi? Per dirmi che aveva le cateratte nel suo bagno. Tocca correre ai ripari, e tu sai che razza di impedito io sia con gli attrezzi. Quando puoi venire?
– Beh se è così urgente faccio un salto da te stasera verso le 18:30, va bene?
– Sei il mio salvatore! ti aspetto, ciao.

Continue reading “Il cellulare di Diabolik”

scoop!

scoop

Ogni mattina la stessa storia: alzarsi, andare in bagno, liberarsi dei residui della notte, gettarsi acqua moderatamente fredda sulla faccia ed uscirne rinnovata: pronta per un nuovo giorno. In cucina altra routine: prepararsi il caffellatte, mangiare i cereali ed intanto rimuginare sul da farsi. Seduta al tavolo di cucina, la finestra aperta sui rumori del quartiere, rinnovare il suo quotidiano appuntamento: riscrivere il mondo attraverso il suo giornale personale. Mens sana in corpore sano, riecheggiava dal liceo. Dunque perché no? Perché piegarsi alla realtà malata, distorta, confusa, immorale?

Non era giornalista, né pubblicista, non era editrice, né scrittrice, non scriveva un blog, ma un giornale: il suo. Era una persona stufa. Stufa di leggere solo brutte notizie, tristi resoconti di politica, orrende cronache di crimini urbani, dettagliate truffe ai danni di pensionati, operai, cittadini, stati interi. Basta! S’era detta un mattino di pioggia. Lo stesso in cui sul giornale spiccava il titolo: “Sole su tutto il paese”. Era ora di mettere ordine nel caos. Così decise di scrivere lei le notizie e smettere per sempre di leggere quelle che passavano gli altri, i tristi cronisti del presente. Continue reading “scoop!”

Sveglia!

svegliaTutto cominciava, sempre, la sera precedente. Si chinava, già in pigiama, sulla radiosveglia ci metteva sopra le mani e pigiava il tasto allarme. Controllata l’ultima ora impostata, faceva “Hummm” domandandosi se davvero si fosse alzata a quell’ora e perché mai, oppure si ricordava di esser saltata fuori dal letto, quasi infuriata contro quell’aggeggio infernale per spegnerne il rumore molesto una volta per tutte, senza passare neppure una volta dai nove minuti di pausa predefiniti. Perché mai alzarsi così presto, si domandava visto che nessun lavoro la costringeva a farlo? Tuttavia ogni sera china sulla radiosveglia partiva quel suo diagramma di flusso mentale che iniziava sempre con: “che giorno è domani?” e subito dopo: “sarò sola?”. Se la risposta alla prima domanda era: lunedì, o martedì, o mercoledì allora la seconda risposta era sempre: Sì. A volte lo era, sola cioè, anche il giovedì, ma non sempre. Continue reading “Sveglia!”

Beautiful bacterium

Good-BacteriaI live on human skin, but humans don’t love me. Well I don’t love them either, it’s just that in some place you ought to live right? Nobody ever chooses where to live; have you chosen to live on planet earth? Have you chosen to be 4 feet 15 inch tall? have warm blood and a heart and a nervous system? Well I bet not. So did I. I have not chosen to live on human skin, to be tiny as hell on a huge planet and to be hated and beaten and scrubbed and attacked by just any kind of chemical agent humans have invented. But this doesn’t change the fact that I live on human skin and care for myself and for my family. Of course I care for the human who lends me her skin too, I try to disturb her as little as I can so that we can carry on without much trouble. After all, I need her! Continue reading “Beautiful bacterium”