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Rivedo i colleghi all’induction il corso preparatorio al lavoro: I ragazzi portoghesi mi dicono di aver parlato con Silvana: è piú calma ora, e felice di esser tornata a casa. Forse fra qualche mese ci riproverà.

E a loro come vanno le cose? Chiedo. Filly sorride e dice che lei ha pianto tutto il venerdì, Jory aggiunge che lui ha pianto tutto il sabato, “E domenica è stato il mio turno” conclude Anita. Scoppiamo a ridere, anche se gli occhi di Filly, dietro le lenti, non ridono davvero, non ancora. Prendiamo posto nell’aula magna dell’ospedale e sediamo accanto ad una ragazza rumena che, sentiti I nostri discorsi fa: “Non preoccupatevi, io ho pianto per tutti I primi 3 mesi, poi basta, adesso sto bene”, e da quanto tempo sei qui? Le chiede Filly, 10 mesi risponde. Più del doppio della mia prima esperienza in UK penso. All’epoca io non ho pianto, ma ho ugualmente fatto il check in sul jet del ritorno. Urge calma: keep calm and go on, one day at a time. Mi chiedono com’è dove sto io; quando dico loro che ho il bagno in camera, Filly e Jory rimangono a bocca aperta mentre I loro occhi dicono: “che culo!”. Noi abbiamo il bagno in comune, 2 per 8 persone. E Jory si mette a frignare… Se vedessero l’alveare, forse,  si ricrederebbero, se vedessero come sono piccole e come appaiono isolate le camere, ma forse chissà, ai loro occhi anche una celletta se ha il bagno in proprio è un tesoro. Magari è cosi. Arriva infine il responsabile del corso ad interrompere i nostri discorsi di pianti e scoramenti vari. Il programma è ricco di interventi annunzia mr. Paul, ne avremo fino alle 16.30, con pausa caffè e biscotti, che non mancano mai, e pausa pranzo verso l’una. Mi metto comoda e lascio che inizi la processione: ciascuno porta con se un mare di informazioni, siti internet, intranet, brochures, giornalini e una montagna di parole non sempre chiare, non sempre alla giusta velocità, non sempre supportate dalle slides che pure passano veloci per far posto al tizio seguente. Annuisco e ogni tanto incontro lo sguardo annoiato, allucinato, interdetto dei colleghi che mi conferma: siamo tutti nella stessa barca!
Incredibile ma vero, arrivano le 4 e trenta, è finita! Ho perso per strada un mucchio di informazioni, che spero di ritrovare quando finalmente avrò accesso all’intranet aziendale, nel frattempo é coffee time, x cui volo da Caffè nero, dove il prezzo del cappuccino piccolo, 2 pounds e 40, è ampiamente ripagato dalla connessione wireless gratuita e dalle loro comode poltrone dove affonderò per la prossima ora. Davanti alle vetrine passano incessantemente in bici, in auto, in bus, a piedi tutti questi britannici che non hanno altro posto dove andare, perché è qui da qualche parte la strada dove hanno imparato ad andare in bici, l’ufficio, la loro casa di adulti. Qua sta l’intero loro mondo; mentre noi, quelli che piangono, o solo ricordano, possiamo sognare un altrove che pure si fa via via più labile, per alcuni, o diviene dolorosamente brillante per altri. Il mio altrove che pure c’è ancora, si fa ogni giorno più remoto, e dimenticabile. Mentre quest’isola battuta dai venti e dalle showers, dove impazza l’attività, non è più cosi lontana. E non è un mare di lacrime ciò che ci separa.

Scribaross

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