Sei pronta per partire?

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“Sei pronta per la partenza?” mi chiedono. Non è la domanda giusta, penso senza dirlo; ma chi ti chiederebbe:
“Sei pronta per emigrare?”, nessuno; e infatti…
Emigrare su Treccani.it: Lasciare il territorio di origine, per andare a vivere, temporaneamente
o stabilmente, altrove, soprattutto per ragioni di lavoro.
Emigrazione su dizionari.corriere.it: Spostamento da una zona all’altra di persone singole o gruppi in cerca di lavoro, o per cause politiche.

Perciò 2 sono i motivi per lasciare il o spostarsi dal territorio d’origine: lavoro o politica.
Personalmente non ho pendenze politiche con l’Italia. Potrei restare, o andarmene: il mio governo non mi tratterrà, anzi mi ha appena rilasciato il passaporto. Rimane il lavoro che è, appunto, il mio movente.
Emigrare: metodo per trovare lavoro dall’Italia, Spagna, Portogallo e zone limitrofe.
Dopo 49 anni di vita passata nè male nè bene in questo territorio che ha accolto, ignaro, le mie origini questa terra d’Italia, tra meno di 15 giorni me ne andrò: emigrerò. Certo per emigrare occorre partire, perciò la fatidica domanda: “Sei pronta per la partenza?”.
Qui lavoro non ce n’è, mentre là nel NON mio territorio d’origine ce n’è a bizzeffe. Perciò mi sposto, anzi emigro.
Ma non è tutto: a emigrare siamo in molti e diversi, emigriamo in compagnia, in branchi proprio come i nostri progenitori, avi, bisnonni.
Mi domando: si può mai essere pronti ad emigrare? Ci si può preparare, si, ma essere pronti?
Come accettare di essere spalle al muro mentre si riempie la valigia di una
selezione della propria vita? Non è il territorio d’origine quello che mi mancherà.
Come ci si può affezionare ad un
territorio? Io arrivo al massimo al giardino attorno casa.
Non mi mancheranno le persone, che continuerò a sentire,
non mi mancherà la mia famiglia che è esplosa qua e là.
Mi mancherà invece una bellissima persona che ho avuto la fortuna d’incontrare in questo mio territorio ma che di qui non si muoverà, per lo stesso motivo che mi fa emigrare: il lavoro.

Si può essere preparati a lasciare andare i momenti che si passano assieme, seppure pochi e quasi rubati alla routine quotidiana? Si può rinunciare alle cinque ore serali tra la fine della giornata lavorativa ed il sonno?
Si può essere pronti a rinunciare ai fine settimana? A poltrire avvinghiati sotto il piumino? A fare colazione a letto?
A Passeggiare al mare in inverno?
Non credo.
Ma si parte ugualmente perché è cosi che funziona.
E noi tutti, quelli che partono e quelli che rimangono, lo sappiamo bene.

Scribaross

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