Noia

L’appuntamento era fissato per le 15 e 30 di un martedì di metà luglio. Incapace di decidere cosa fosse pnoiaeggio: dover andare dal dentista o andarci in piena estate arrivò infine nella piccola ed afosa sala d’aspetto. Prese a  giocherellare nervosamente con una rivista arrotolata non avendovi trovato nulla d’interessante da leggere.
La sua mente andava a mille miglia all’ora, ma sempre girando attorno allo stesso pensiero: le persone che a centinaia a quell’ora affollavano le spiagge intorno alla città. Le invidiava con tutte le forze rimastele dalla notte passata in bianco a causa del mal di denti. Le odiava anche, perché loro non avevano bisogno d’alcuna cura canalare e nessuna mano si sarebbe insinuata nelle loro bocche a meno che non lo avessero espressamente voluto.
Ma adesso che si trovava lì in mezzo agli altri derelitti che, come lei attendevano l’agognato sollievo temendone i mezzi, fu un altro il pensiero che l’assalì: la noia dell’attesa. Aveva fatto ormai tutto ciò che poteva fare in quello spazio angusto, usato tutti i mezzi a sua disposizione per tentare d’esorcizzarla.
Dapprima aveva passato in rassegna tutte le riviste messe a disposizione dal medico o, più probabilmente, dalla sua segretaria. Doveva essere così dato che tra tante una sola apparteneva chiaramente al mondo dell’odontoiatria, mentre le altre sfoggiavano la solita carrellata dei pettegolezzi più banali. Si chiese se circolasse più denaro nel primo o nel secondo dei mondi, ma la domanda smise subito di interessarla, magari perché non si sentiva partecipe di alcuno di essi.
Così le riviste erano state ben presto archiviate; non le rimaneva altro che il cosiddetto materiale umano.
Prese a considerare uno dopo l’altro i derelitti di cui sopra con circospezione dapprima e con crescente sfrontatezza poi; non c’era però nulla in loro che la interessasse. Nulla nelle loro persone era lontanamente originale; non il modo di vestire ora elegante con velleità casual ora decisamente sportivo o ancora incurante, come il proprio. Nemmeno il portamento, goffo in alcuni, svagato in altri rivelava un tormento più raffinato del banale mal di denti che li aveva stancamente trascinati lì. Né appariva chiara la baldanza che avrebbe accompagnato chi magari godeva ancora del ricordo di una improbabile estasi che avesse preceduto quell’appuntamento. No, disse a se stessa, non c’era da aspettarsi nulla d’eccitante da quell’analisi, per quanto approfondita potesse essere per quanto tempo avesse mai potuto dedicarle.
Ed ecco quindi aprirsi davanti a lei l’orrendo baratro della noia. Il nulla nel nulla, l’apatia senza via d’uscita, la paralisi pura per una mente, la sua, abituata a girare a mille.
Aveva sempre associato la noia ad una prepotenza del destino nei suoi confronti. Questa violenza consisteva nel costringerla all’auto analisi. Annoiarsi equivaleva a restare inesorabilmente faccia a faccia con se stessa; e questo spesso non le piaceva.
Eppure ecco ancora una volta il momento tanto paventato; a nulla era valso attaccarsi agli altri, alle cose alle persone a tutto ciò che insomma era altro da lei. Lì nell’improvvisa immensità della sala piena d’inutili estranei si trovava nella spiacevole necessità di esaminare se stessa e, perché no, la propria noia.

Si prospettava una lunga interruzione nel suo flusso d’eventi coscienti, in attesa del tanto agognato sollievo fisico e spirituale.

scribaross

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