Sveglia!

svegliaTutto cominciava, sempre, la sera precedente. Si chinava, già in pigiama, sulla radiosveglia ci metteva sopra le mani e pigiava il tasto allarme. Controllata l’ultima ora impostata, faceva “Hummm” domandandosi se davvero si fosse alzata a quell’ora e perché mai, oppure si ricordava di esser saltata fuori dal letto, quasi infuriata contro quell’aggeggio infernale per spegnerne il rumore molesto una volta per tutte, senza passare neppure una volta dai nove minuti di pausa predefiniti. Perché mai alzarsi così presto, si domandava visto che nessun lavoro la costringeva a farlo? Tuttavia ogni sera china sulla radiosveglia partiva quel suo diagramma di flusso mentale che iniziava sempre con: “che giorno è domani?” e subito dopo: “sarò sola?”. Se la risposta alla prima domanda era: lunedì, o martedì, o mercoledì allora la seconda risposta era sempre: Sì. A volte lo era, sola cioè, anche il giovedì, ma non sempre.

Seconda variabile: la palestra. Se il domani era etichettato lunedì palestra la sera quindi mattinata libera: panico, che fare? Un rapido riepilogo all’agenda delle incombenze per l’indomani e in caso fosse in bianco che fare? Qui entrava in gioco la variabile tempo. Che tempo farà domani? Se ci sarà il sole pensava “Me ne voglio andare in campagna!” è ovvio, ma se invece sarà una giornata uggiosa? Chiaro resterò a letto. Le sue mani avrebbero pigiato sui tasti puntando il timer alle nove e trenta. Se invece la risposta fosse stata martedì? Idem per la palestra e per il tempo atmosferico, anzi no! Ho appeso in cucina la lista della spesa. A che ora apre il supermercato? Otto e trenta? Nove? dipende da quale. Ma aspetta un attimo, la spesa la faccio in compagnia dell’altra in genere di venerdì. Non possiamo forse aspettare fino a venerdì? O è urgente? Magari compro solo un litro di latte, dopo la palestra, anzi prima, oppure mi fermo al supermercato lungo la strada di casa di campagna. Lo porto con me in palestra. Non si rovinerà? Ma no! per un’ora dentro la macchina? Non fa più così caldo. Quindi a che ora avrebbe puntato la sveglia? Otto e trenta, si le pareva un buon compromesso. L’avrebbe spenta un paio di volte così per le nove sarebbe stata in piedi, avrebbe visto com’era il tempo e deciso il da farsi.

Se però domani fosse mercoledì cambio di programma. Il mercoledì andava da sola in palestra così sceglieva di andarci sempre di mattina perché c’era pochissima gente. Tutte le macchine a disposizione, niente coda alle docce: un sogno. La sveglia andava puntata con comodo alle 9, il tempo di rigirarsi beata tra le lenzuola, poi con calma colazione, e fuori di casa per le 10. Se l’indomani però fosse stato giovedì poteva non essere sola a casa; l’altra poteva rimanere a casa dal lavoro a causa della cassa integrazione, allora la palestra veniva anticipata al mattino, e ci sarebbero andate insieme, quindi stessa ora di sveglia. Se viceversa l’altra andava al lavoro, allora sarebbero andate in palestra assieme, la sera, il che significava assoluta libertà di azione: c’era qualcosa da fare in mattinata? Fare la spesa? pagare una bolletta? andare a lavare l’auto? No niente commissioni, mattinata libera: sveglia alle 9.30, o giù di lì.

Il venerdì, infine, da mesi non prevedeva sorprese. L’altra era in cassa integrazione fissa, il programma non subiva variazioni, palestra la mattina, poi spesa, pranzo a casa e in caso di bella giornata, spostamento in campagna. A meno di appuntamenti dell’ultimo minuto la sveglia, di venerdì, non la puntavano proprio. Giovedì, si dicevano allegre per non lasciar troppo margine alla preoccupazione, inizia il week end! quindi fanculo la sveglia. Non ricordava l’ultima volta che avesse puntato la sveglia di venerdì. Se la risposta fosse stata: “Sì domani è venerdì, o sabato, o domenica” avrebbe tolto le mani dalla radiosveglia e dato il benvenuto al lungo fine settimana, sorprendendosi sempre un po’ di quanto presto fosse arrivato. Lei e l’altra avrebbero gozzovigliato la sera e lasciato fare alla natura di mattina. Neanche il tempo atmosferico avrebbe fatto alcuna differenza.

– Andiamo al mare a leggere?- avrebbe proposto lei. E l’altra:

– Certo perché no?-

Una volta di tanto tempo fa lei aveva chiesto:

– Punto la sveglia?-

– Noo come ti viene in mente? Quando ci svegliamo andiamo, di sveglia non voglio sentir parlare nel week end.- aveva chiarito l’altra.- Hai ragione- convenne, e non ne parlarono più.Una volta appurati i fatti: scoperto l’ordine dei giorni futuri, scorsa mentalmente la lista delle cose da fare, arrivava a quei tre numeri che l’avrebbero risvegliata a se stessa ed alla propria disoccupazione l’indomani mattina.

Anche la vita di un disoccupato, la mia vita, pensava andando a dormire è gravata di scelte e doveri. La scelta dell’ora in cui alzarsi aveva davvero senso quando non c’era alcun posto dove andare?

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